Questo documento definisce in modo formale come sono costruiti tutti i dati pubblicati su agecon.org/agr01. Serve a due scopi: consentire a chiunque di rifare gli stessi calcoli, e mettere per iscritto le scelte discrezionali, che in un lavoro bibliometrico sono molte e quasi sempre invisibili nel risultato finale.
Gli indicatori bibliometrici misurano la circolazione di un lavoro nella letteratura indicizzata. Il progetto aderisce agli impegni CoARA sulla riforma della valutazione della ricerca; ne discendono tre scelte di progetto, descritte nel dettaglio dove si applicano:
consulta ad attribuirli;
persona rispetto agli altri;
unico.
La popolazione è costituita dalle persone che, alla data di estrazione, soddisfano almeno una di queste condizioni:
personale docente universitario del MUR/CINECA, o nelle pagine istituzionali ufficiali di enti pubblici di ricerca;
concorsuale 07/A1, pur non ricoprendo un ruolo nel settore;
riconducibile al settore.
Al 2 settembre 2026 la popolazione è di 516 persone: 103 professori ordinari, 159 associati, 118 ricercatori — 58 universitari e 60 del CREA-PB — 81 abilitati senza ruolo nel settore e 55 post-doc.
L'appartenenza formale a 07/A1 non basta da sola. Sono esclusi, con il motivo registrato nel codice:
fotografia attuale;
ricercatori censiti e il cui corpus è estraneo ai temi del settore. È il caso di studiosi abilitati in più settori concorsuali che operano stabilmente altrove: l'abilitazione è formale, l'appartenenza no.
Quest'ultima esclusione è la più discrezionale del progetto e va dichiarata come tale. Il criterio applicato è l'assenza congiunta di due segnali — nessuna coautorialità interna e nessuna sovrapposizione tematica — e non il volume di produzione. Un caso di frontiera è documentato nel CHANGELOG: uno studioso abilitato di prima fascia nel 2026 con 770 lavori su degrado del suolo, consumo di suolo urbano e demografia mediterranea, la cui inclusione avrebbe portato il 7% dei documenti dell'intero settore spostandone visibilmente la composizione tematica. È stato escluso; la decisione è reversibile e tracciata.
A ciascuna persona è associato un identificativo autore Scopus. Per i docenti universitari l'aggancio è verificato sull'affiliazione: confermato per 312 persone, verificato a mano per altre 5, non confermato per 3, che sono marcate come incerte e la cui scheda pubblica riporta un avviso di possibile omonimia. Per le altre 196 persone — ricercatori CREA-PB, post-doc e abilitati senza ruolo nel settore — l'identificativo c'è, ma la verifica sull'affiliazione non risulta registrata con la stessa procedura.
Questo è il punto di maggiore fragilità dell'intera costruzione. Un profilo Scopus può essere duplicato, incompleto o contaminato da lavori altrui, e ogni indicatore individuale ne eredita gli errori.
| fonte | cosa fornisce | natura |
|---|---|---|
| MUR/CINECA, pagine istituzionali | ruolo, sede, struttura | registro pubblico |
| ASN, elenchi ministeriali | abilitazioni e date | registro pubblico |
| Scopus (Elsevier) | lavori, citazioni, parole chiave, sedi | banca dati in licenza |
| SCImago Journal Rank | SJR, quartile, categoria della sede | tabella annuale libera |
L'estrazione bibliografica avviene per identificativo autore, non per affiliazione né per parole chiave: la query è la disgiunzione di 516 AU-ID. Questo garantisce che il corpus contenga tutta la produzione delle persone censite, compresa quella precedente all'ingresso nel settore e quella su temi lontani da esso.
Il corpus alla versione 1.0 conta 9.171 lavori, dal 1983 al 2027 (i lavori con anno successivo all'estrazione sono quelli già assegnati a un fascicolo futuro), pubblicati in 1.679 sedi distinte.
Nelle formule che seguono, per un ricercatore i: P è l'insieme dei suoi lavori nel corpus, c(p) le citazioni ricevute dal lavoro p, y(p) l'anno di pubblicazione, y₀ l'anno del suo primo lavoro indicizzato, Y l'anno di riferimento dell'edizione (2026 per la versione 1.0).
| indicatore | definizione | ||
|---|---|---|---|
Pubblicazioni (pc) | \ | P\ | |
Citazioni (cc) | Σp∈P c(p) | ||
Anni di carriera (age) | Y − y₀ + 1 | ||
Pubblicazioni per anno (ppy) | pc / age | ||
Citazioni per anno (cpy) | cc / age |
Gli anni di carriera si contano dalla prima pubblicazione indicizzata, non dall'ingresso in ruolo: è una misura di attività nella letteratura, non di anzianità giuridica. Chi ha pubblicato durante il dottorato ha quindi una carriera più lunga del suo inquadramento.
L'anno di riferimento Y è fissato nella configurazione, non letto dall'orologio. Se lo fosse, la stessa elaborazione ripetuta a gennaio produrrebbe età di carriera diverse, e due edizioni non sarebbero confrontabili.
h-index (h) — il massimo h tale che almeno h lavori abbiano ricevuto almeno h citazioni ciascuno.
g-index (g) — il massimo g tale che i g lavori più citati sommino almeno g² citazioni. Calcolato escludendo le review. Una rassegna raccoglie citazioni per la sua funzione di rassegna e non per un contributo originale; in un indice che somma le citazioni dei lavori di testa, una sola review può spostare il risultato di diversi punti. Nella dashboard è indicato come g* proprio per segnalare che non è il g canonico.
i10 (i10) — numero di lavori con almeno dieci citazioni.
m-quotient (mq) — h / age. Serve a confrontare persone in fasi diverse della carriera: un h di 12 dopo otto anni e un h di 12 dopo trenta descrivono traiettorie diverse.
Momentum (mom) — lavori pubblicati dal 2024 in poi. È un conteggio grezzo di attività recente, non un indice di qualità.
Lavori di punta (t5) — lavori che appartengono al 5% più citato del proprio anno di pubblicazione. Il confronto avviene dentro l'anno, perché un lavoro del 2010 ha avuto quindici anni per raccogliere citazioni e uno del 2024 no. Formalmente, per ciascun anno y:
per eccesso;
pari merito non vengono spezzati.
Gli anni non conclusi sono esclusi: una soglia calcolata su un anno incompleto premierebbe chi ha pubblicato a gennaio.
Ciascuna sede è agganciata alla tabella SCImago dell'anno di riferimento per corrispondenza esatta del titolo normalizzato. Se non si trova, e solo per i documenti di tipo periodico, si riprova con la parte del titolo precedente i due punti: Scopus allunga alcuni titoli di rivista con il sottotitolo del fascicolo.
La limitazione ai periodici è importante. Applicando il ripiego a tutto, volumi collettanei come Global food security: Ethical and legal challenges ereditano quartile e SJR della rivista omonima, e i capitoli di libro risultano pubblicati in Q1, gonfiando la quota di Q1 di chi li ha firmati.
L'aggancio riesce per 1.231 sedi su 1.671 (73,7%). Le sedi senza metadati non sono di qualità ignota o bassa: sono semplicemente fuori dalla copertura SCImago, tipicamente volumi, atti e riviste nazionali. I lavori pubblicati lì non entrano in nessuno dei quattro quartili: l'assenza di informazione non è un quinto gruppo.
| indicatore | definizione |
|---|---|
qd | conteggio dei lavori per quartile, [Q1, Q2, Q3, Q4] |
pQ1 | quota di lavori in Q1 sui soli lavori con quartile noto |
sjrAvg | SJR medio delle sedi con SJR noto |
Il quartile è una proprietà della rivista, non del lavoro. Dire che una persona ha il 60% dei lavori in Q1 significa che pubblica in sedi che, nella loro categoria, stanno nel quarto superiore per SJR. Non dice nulla sulla qualità dei singoli lavori, ed è esattamente la deduzione che CoARA invita a non fare.
Coautori medi (avgco) — media di (numero di autori − 1) sui lavori. Gli autori si contano sugli identificativi Scopus, non sui nomi: due autori con lo stesso cognome e iniziale compaiono come una voce sola nell'elenco abbreviato.
Autonomia (indiv) — min(200, 100 / avgco). Vale 100 per chi scrive mediamente con un coautore, sale sotto quella soglia, scende sopra. Descrive uno stile di lavoro, e varia molto fra discipline: nelle scienze sperimentali firmare in venti è la norma, in economia agraria molto meno, e il numero non è confrontabile fra i due mondi.
Apertura di una sede — tre quote calcolate sui lavori del periodo che hanno almeno un autore della sede E:
| definizione | |
|---|---|
| dentro | quota di lavori con almeno due autori censiti di E |
| altre sedi | quota di lavori con almeno un autore censito di una sede diversa da E |
| firme esterne | media, sui lavori di E, della quota di firme che non appartengono a E: (firme totali − firme di E) / firme totali |
Le tre quote non sommano a cento e non devono: rispondono a tre domande distinte, e uno stesso lavoro può rispondere di sì a tutte e tre. Forzarle a una partizione avrebbe richiesto di stabilire arbitrariamente quale delle tre appartenenze «vince».
Le firme totali si contano sui nomi riportati nel campo autori dell'esportazione, non su un campo numerico: nel tracciato Scopus le colonne adiacenti contengono volume e fascicolo, numeri piccoli e plausibili come conteggi di autori. L'elenco dei nomi è stato verificato non troncato (nessuna firma contiene «et al.»).
La quota dentro non si pubblica per sedi con meno di tre censiti: in una sede di uno vale zero per costruzione. Correla +0,42 con l'organico e va quindi letta accanto ad esso; altre sedi e firme esterne correlano −0,15 e −0,18, cioè in modo trascurabile.
Nessuna delle tre misura qualità. Descrivono uno stile di lavoro: nel settore si osservano sedi di pari dimensione e produzione con quota interna del 59% e del 26%.
Entropia di Shannon (shan) — H = −Σ pₖ ln pₖ, dove pₖ è la quota della k-esima parola chiave nella produzione della persona. Alta per chi tocca molti argomenti in modo equilibrato, bassa per chi si concentra. Non esiste un valore buono: sono due modi legittimi di fare ricerca.
Le parole chiave d'autore sono testo libero: nel corpus se ne contano oltre diciassettemila forme distinte, molte usate una volta sola. Ogni parola chiave attraversa quattro passaggi, una volta sola, all'ingresso della pipeline:
invisibili; normalizzazione compatibile Unicode (CO₂ → co2); tutti i trattini Unicode trattati come separatori;
(behaviour → behavior);
-is, -us,-ss (policies → policy, ma analysis invariato);
iterativo perché una sostituzione può abilitarne un'altra; rimozione della sigla ripetuta in coda all'espressione estesa (life cycle assessment lca → life cycle assessment).
Gli elenchi di alias e sinonimi sono in dati/ingresso/sinonimi_keyword.json, fuori dal codice: sono materiale disciplinare e devono poter essere discussi da chi conosce la materia.
Perché una sola volta. Fino alla versione 1.0 convivevano due normalizzazioni diverse — una per la dashboard, una per l'assegnazione ai temi — e il conteggio di un tema dipendeva da quale codice toccava il dato per primo: 18.037 attribuzioni contro 17.695, quasi due punti percentuali di differenza prodotti non da una scelta ma da un caso.
La classificazione tematica è costituita da 60 temi, ciascuno definito da un elenco di espressioni che lo segnalano, per un totale di 549 pattern (dati/ingresso/temi_ricerca.json). Un lavoro è assegnato a un tema se almeno una delle sue parole chiave contiene una di quelle espressioni come sequenza intera di parole.
Come sono nati i sessanta temi. Non sono una tassonomia disciplinare presa dall'esterno, né il risultato di un algoritmo. Sono stati ricavati in un secondo passaggio dalle parole chiave del corpus stesso: prima le parole chiave sono state portate in forma canonica (§4.1), poi quelle ricorrenti sono state lette e raggruppate a mano sotto un tema, e le espressioni che segnalano ciascun tema sono in larga parte quelle stesse parole.
La misura di quanto questo sia vero: dei 549 pattern, 462 (84%) coincidono esattamente con una parola chiave presente nel corpus e altri 56 (10%) vi compaiono dentro; solo 31 (6%) non vi compaiono affatto. Delle 40 parole chiave più frequenti, 37 ricadono in un tema.
Che cosa ne discende, ed è la parte che conta. La classificazione è endogena: descrive come questo insieme di ricercatori nomina il proprio lavoro, non una partizione della disciplina valida altrove. Un corpus diverso produrrebbe temi diversi. Il raggruppamento resta un atto di giudizio — è scritto, si legge, si discute, e chi non è d'accordo può proporre di cambiarlo — ma il materiale di partenza viene dai dati, e questo va detto: non è un metro esterno con cui si misura il settore, è il settore che si descrive con le proprie parole.
L'elenco è fisso fra un'edizione e l'altra. Ricavarlo dalle parole chiave è stato un passaggio compiuto una volta, non un'operazione che si ripete a ogni aggiornamento: temi_ricerca.json è un file di ingresso, si modifica a mano, e i dati mensili non lo toccano. La revisione dei sessanta temi è annuale.
La ragione è che i due ritmi sono diversi e devono restare tali. I dati cambiano ogni mese — citazioni nuove, lavori nuovi — e chi confronta due mesi vuole vedere il movimento dei numeri, non il movimento delle categorie. Se i temi si rigenerassero a ogni estrazione, una quota tematica potrebbe salire perché il tema si è allargato e non perché qualcuno abbia pubblicato: due cause indistinguibili nello stesso numero. Tenendo l'elenco fermo, una variazione mensile ha una sola spiegazione possibile.
Un clustering automatico è stato scartato anche per questo, oltre che perché produce categorie che nessuno può contestare non sapendo da dove vengano: si rigenererebbe a ogni estrazione per costruzione. Il prezzo di un elenco fermo è che i temi nuovi entrano con un anno di ritardo, ed è un prezzo accettato consapevolmente.
Limiti da tenere presenti:
che quelle parole chiave includono e omettono: un tema esiste qui solo se nel corpus qualcuno lo ha già nominato con una certa frequenza;
emergenti privi di un vocabolario consolidato sono sottorappresentati per costruzione — sia perché il vocabolario manca, sia perché non era abbastanza frequente da essere notato nel secondo passaggio;
disgiunte — e ne segue che la somma dei lavori per tema supera il numero dei lavori. Le quote vanno lette come quote di attribuzioni, non di lavori;
Sono concentrati nelle sedi che non le richiedono, quindi l'assenza non è casuale rispetto al tipo di pubblicazione. Il tema di quei lavori non è "nessuno": è ignoto, ed è diverso.
Due grandezze che il conteggio dei lavori non esprime.
Ampiezza — numero di ricercatori censiti che hanno firmato almeno un lavoro sul tema, e numero di sedi a cui appartengono. Nel settore variano fra 38 e 413 ricercatori e fra 20 e 47 sedi.
Concentrazione — quota delle firme sul tema che appartiene al 5% di ricercatori piu' attivi su quel tema:
C(t) = ( somma delle firme dei ceil(0,05 x R_t) ricercatori piu' attivi ) / F_t
dove R_t e' il numero di ricercatori del tema e F_t il totale delle firme.
Si contano le firme e non i lavori: un articolo con quattro autori attivi sul tema pesa quattro volte, perche' la domanda e' quanta parte del lavoro complessivo passa per poche mani, non quanti articoli esistono.
Nel settore C va dal 12% (estimo e valutazione immobiliare: tema diffuso, senza un centro riconoscibile) al 39% (economia forestale: presidiato da un gruppo ristretto), con mediana 22%. La dispersione osservata e' la condizione che rende l'indicatore pubblicabile: una grandezza che risultasse simile per tutti i temi non li distinguerebbe, e non andrebbe mostrata.
Sotto i venti ricercatori il valore non si pubblica: il quinto percentile sarebbe una persona sola e la quota misurerebbe quella persona, non il tema.
Per ciascun soggetto (ricercatore, ente, o l'intero settore) e ciascun tema t si calcola un indice analogo al vantaggio comparato rivelato:
RCA(i,t) = [ P(i,t) / P(i) ] / [ P(t) / P ]
dove P(i,t) sono i lavori del soggetto i che toccano il tema t, P(i) i suoi lavori con almeno un tema riconosciuto, P(t) i lavori del settore sul tema t e P quelli del settore con almeno un tema.
Sopra 1 il soggetto è relativamente più presente su quel tema di quanto lo sia il settore nel suo insieme.
Il denominatore sono i lavori, non le attribuzioni. Poiché un lavoro può appartenere a più temi, le quote così definite sommano a più di uno — sommano al numero medio di temi per lavoro. L'alternativa, dividere per le attribuzioni ottenendo quote che sommano a uno come nell'indice di vantaggio comparato del commercio internazionale, darebbe valori diversi, perché il numero medio di temi per lavoro varia da soggetto a soggetto: chi lavora su argomenti trasversali ne accumula di più. Si è scelto il numero di lavori perché la quota resta enunciabile in una frase — il 30% dei lavori di questa persona tocca l'economia del consumatore — mentre con le attribuzioni al denominatore non corrisponde a nulla di dicibile.
Aggregazione per ente: un lavoro conta una volta per soggetto, non una volta per firmatario. Un articolo firmato da quattro persone della stessa università è un lavoro di quella università, non quattro. Senza questo accorgimento gli atenei con gruppi numerosi risulterebbero specializzati su qualunque tema tocchino, per il solo fatto di essere numerosi. Un lavoro firmato da due sedi diverse conta invece una volta per ciascuna: appartiene a entrambe, e non esiste un modo non arbitrario di dividerlo.
Finestra temporale. Si considerano i lavori del periodo 2006–2025. La composizione tematica di una comunità cambia, e includere lavori di trent'anni fa descriverebbe un settore che non c'è più. Nella finestra ricadono 8.453 lavori, di cui 6.981 con almeno un tema riconosciuto.
È un indice di composizione, non di quantità: dice su cosa qualcuno si concentra, non quanto produce. Un piccolo dipartimento può avere un RCA altissimo su un tema di cui pubblica pochi lavori — ed è precisamente ciò che si vuole leggere. Per questa ragione l'indice è sempre mostrato accanto al numero di lavori che lo sostiene: un valore di 6,7 fondato su quattro lavori e uno di 1,5 fondato su centoventisei dicono cose molto diverse, e senza il conteggio sembrerebbero confrontabili.
Sotto i 3 lavori l'indice non viene mostrato: con due soli lavori su un tema, aggiungerne uno cambia il valore del cinquanta per cento. I temi esclusi non vengono azzerati — dire "zero" affermerebbe un'assenza di specializzazione che i dati non sostengono.
Un nodo è un ricercatore del settore. Un arco unisce due ricercatori che hanno firmato insieme almeno un lavoro; il peso è il numero di lavori in comune. Sono rappresentati solo i rapporti interni al settore: chi pubblica molto con colleghi di altre discipline risulta periferico, e questo non è un difetto della misura ma il suo oggetto.
Alla versione 1.1 la rete conta 516 nodi e 3.112 archi; 20 persone non hanno coautori interni. Le statistiche che presuppongono una connessione si calcolano sui 496 non isolati: densità 0,025; grado medio 12,5, mediana 10; tre componenti, di cui una comprende 492 nodi; coefficiente di clustering medio 0,46; cammino medio 3,11; diametro 8.
Il 52% dei lavori del corpus ha un solo autore del settore: la rete descrive quindi meno della metà della produzione, ed è una precisazione necessaria.
La coautorialità non è collaborazione, e tantomeno gerarchia. Firmare insieme può significare aver lavorato fianco a fianco per tre anni o aver fornito un dato. Le misure che seguono descrivono la struttura delle firme, non i rapporti fra le persone.
I gruppi sono individuati per massimizzazione della modularità con l'algoritmo di Louvain (Blondel et al., 2008) a risoluzione unitaria. L'algoritmo alterna due fasi finché la modularità smette di migliorare:
guadagnare più modularità, finché nessuno spostamento migliora;
si ricomincia dalla fase 1 sul grafo ridotto.
Sul corpus dell'Osservatorio si ottengono 20 comunità, con modularità 0,751. Le dimensioni vanno da 84 a 2 membri, con mediana 19; 15 comunità su 20 (75%) coinvolgono più di una sede.
La modularità è calcolata sul grafo pesato, come il raggruppamento: ignorando i pesi la stessa partizione vale 0,488. Con archi che vanno da un lavoro in comune a 83 la differenza fra le due convenzioni è grande, e dichiararne una sola espone chi rifà il conto a credere di aver trovato un errore.
Correzione del 26 agosto 2026. Fino a quella data qui era implementata la sola fase locale, in entrambe le versioni — Python e JavaScript. Senza aggregazione le comunità non possono più fondersi fra loro, e il risultato era molto più frammentato: 80 comunità, la maggiore di 29 membri, modularità 0,669. Una modularità inferiore non è una convenzione diversa: è una soluzione peggiore dello stesso problema. Il difetto non era stato intercettato dalla verifica incrociata fra le due implementazioni, perché entrambe avevano lo stesso errore. Due implementazioni sbagliate allo stesso modo si confermano a vicenda: la verifica incrociata protegge dagli errori di trascrizione, non da un errore concettuale condiviso. È emerso dal confronto con un riferimento esterno.
La lettura è su tre livelli. La partizione a risoluzione unitaria è il livello più ampio; i due successivi si ottengono suddividendo ricorsivamente ciascun gruppo al proprio interno, non ricalcolando da capo. Il doppio passaggio risponde al limite di risoluzione della modularità (Fortunato e Barthélemy, 2007), per cui gruppi piccoli ma coesi restano invisibili sotto una soglia dipendente dall'ampiezza della rete.
| livello | gruppi | il maggiore |
|---|---|---|
| comunità (risoluzione unitaria) | 19 | 80 membri |
| gruppi di ricerca | 73 | 21 membri |
| nuclei di collaborazione | 178 | 6 membri |
L'algoritmo è greedy e il suo esito dipende dall'ordine in cui i nodi vengono esaminati. I nodi si scorrono in ordine crescente di identificativo, esplicitamente, così la partizione è riproducibile.
| misura | che cosa individua |
|---|---|
| betweenness (Brandes) | chi sta sui cammini più brevi fra altri: fa da ponte fra parti della rete che altrimenti non si parlerebbero |
| closeness (Wasserman–Faust) | quanto si è mediamente vicini a tutti gli altri |
| eigenvector | essere legati a nodi a loro volta centrali |
| PageRank (damping 0,85) | variante smorzata, meno sensibile ai gruppi chiusi che si rinforzano a vicenda |
| coefficiente di clustering | quanto i propri coautori sono coautori fra loro |
La closeness usa la correzione di Wasserman e Faust perché il grafo non è connesso: con più componenti la formula classica non è definita, e si usa la vicinanza media entro la propria componente pesata dalla frazione di rete raggiungibile.
Nessuna di queste misure è un indice di importanza scientifica. Sono descrizioni di posizione in un grafo di firme.
L'intera catena — dall'esportazione bibliografica ai dati pubblicati — è contenuta nel repository ed è eseguibile in circa quattro secondi con la sola libreria standard di Python. Nessun valore è ereditato da elaborazioni precedenti: se un numero compare nel risultato, è stato calcolato dal codice presente.
Una suite di 30 controlli verifica che il codice ricalcoli i valori pubblicati. Non è un test di correttezza degli indicatori — nessun test può dire se un h-index sia una buona misura — ma di fedeltà.
Il dato di partenza non è redistribuibile. I termini di licenza Elsevier consentono l'uso dei record Scopus per la propria ricerca, non la loro diffusione. Chi vuole rieseguire la pipeline deve procurarsi la propria esportazione con un accesso istituzionale, partendo dalla query pubblicata. La riproducibilità è quindi procedurale, non automatica.
Il dato di partenza cambia in continuazione. Scopus riassegna paternità, fonde profili duplicati, corregge metadati e aggiorna i conteggi di citazione ogni giorno. Fra due esportazioni prese a ventiquattr'ore di distanza abbiamo riscontrato 233 lavori con citazioni diverse. Ne discendono due regole: ogni edizione nasce da una sola esportazione, mai da una fusione di più istantanee; e ogni esportazione va conservata, perché senza il file di partenza una variazione inspiegabile resta inspiegabile.
Confrontando due edizioni si osservano tre tipi di differenza, che conviene tenere distinti:
indici cumulativi anche senza nuove pubblicazioni;
un conteggio.
Il numero di versione segnala se sono cambiate anche le definizioni: cifra maggiore quando cambia un metodo, minore quando cambiano solo i dati. Ogni differenza di metodo è elencata e quantificata nel CHANGELOG.
I dati trattati sono già pubblici: nominativi da registri ministeriali, metadati bibliografici da banche dati accessibili. Il trattamento avviene per finalità di ricerca scientifica e statistica e di legittimo interesse (artt. 6 par. 1 lett. e ed f, e 9 par. 2 lett. e e j, Reg. UE 2016/679), nel rispetto dei principi di minimizzazione e proporzionalità.
Le persone interessate possono esercitare in ogni momento i diritti di accesso, rettifica, opposizione e cancellazione (artt. 15–21 GDPR) scrivendo a info@agecon.org. L'informativa completa è pubblicata su agecon.org/agr01/privacy.php.
Il repository pubblicato contiene l'anagrafica (nome, ruolo, sede, identificativi bibliografici) e i dati derivati aggregati, non l'esportazione bibliografica grezza.
Riassumendo in un solo punto ciò che è disseminato nel documento:
lingua inglese e sottorappresenta monografie, riviste nazionali e rapporti tecnici, che in economia agraria hanno un peso reale. Chi pubblica in italiano o in volume risulta meno produttivo di quanto sia;
aggancio non confermato e sono segnalati sulla scheda; per 196 la verifica sull'affiliazione non è registrata; altri errori possono esistere senza essere noti;
variano fra sottocampi: un lavoro di politica agraria e uno di analisi dei consumi non hanno gli stessi ritmi di citazione;
classificabile perché privo di parole chiave;
autore del settore;
Nessuno di questi limiti è risolvibile con dati migliori: sono costitutivi dello strumento, e vanno tenuti presenti nella lettura di qualunque valore riportato.
Documento distribuito con licenza CC BY 4.0. Il codice che implementa quanto qui descritto è distribuito con licenza MIT.